Togliere il tartaro fa cadere i denti? È il tartaro che li sta facendo cadere

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Togliere il tartaro fa cadere i denti? È il tartaro che li sta facendo cadere

Togliere il tartaro fa cadere i denti? È il tartaro che li sta facendo cadere

Perché dopo la pulizia i denti sembrano più mobili, e cosa succede davvero nelle due settimane dopo

Ti guardi allo specchio e lo vedi. Quella patina dura, giallastra, tra un dente e l'altro. Soprattutto dietro, sugli incisivi in basso.

E intanto senti che qualche dente si muove un pochino. Non tanto. Ma si muove.

"Se me lo tolgono, quelli lì mi vengono via."

È un pensiero che sento spessissimo, soprattutto da persone dai sessanta in su. E non è un pensiero stupido. Ha una sua logica: il tartaro è duro, sta incastrato, sembra tenere insieme le cose. Sembra cemento.

Solo che il tartaro non è materiale da costruzione.

È placca batterica che si è calcificata. Dentro non c'è struttura. Ci sono batteri. E quei batteri restano appoggiati alla tua gengiva ogni ora di ogni giorno.

La gengiva, davanti a un'infezione che non finisce mai, fa l'unica cosa che sa fare. Si infiamma e si ritira. Si allontana da ciò che la aggredisce.

E mentre si ritira lei, si ritira anche l'osso sotto. Che è la cosa che il dente lo tiene su davvero.

Quindi il tartaro non regge il dente. Il tartaro sta consumando, lentamente, ciò che regge il dente.

È come una crepa nel muro riempita di stucco. Lo stucco non tiene su il muro. Nasconde soltanto che il muro si sta muovendo.

"Va bene, ma io la pulizia l'ho fatta anni fa e dopo i denti si muovevano di più. Quello non me lo sono inventato."

No, infatti. Non te lo sei inventato. È successo davvero. Ma non è successo quello che credi.

Quando il tartaro resta lì per anni forma una specie di guscio. Copre i denti, li unisce tra loro, li isola dal caldo e dal freddo. E soprattutto ti nasconde il danno.

Tu non senti niente. E pensi che vada tutto bene.

Mentre sotto, ogni anno, la gengiva scende di un pezzettino.

Il giorno in cui quel guscio viene rimosso, i denti restano nudi. E tutto quello che era già lì da anni diventa visibile in un colpo solo: gli spazi tra un dente e l'altro, le radici scoperte, il freddo che arriva, il dente che senti muoversi.

Ma quel dente non si è mosso durante la pulizia. Si era già mosso, negli anni prima. Il tartaro te lo stava solo coprendo.

Poi succede la parte che nessuno ti racconta.

Nell'arco di una o due settimane la gengiva, liberata dai batteri, si sgonfia e GUARISCE. E torna ad aderire al dente, cosa che prima non poteva fare perché in mezzo c'era fisicamente un ostacolo.

Quando l'attacco della gengiva migliora, il dente si stabilizza. La sensibilità cala e nella maggior parte dei casi sparisce del tutto.

"Quindi l'osso che ho perso torna?"

No. E preferisco dirtelo chiaramente piuttosto che raccontarti una favola.

L'osso perso non torna indietro da solo. La gengiva guarisce, l'infiammazione se ne va, il dente si stabilizza per quanto può stabilizzarsi. Ma il sostegno già andato è andato.

Ed è proprio per questo che la domanda giusta non è "se tolgo il tartaro mi cadono i denti".

La domanda giusta è: quanto sostegno mi è rimasto oggi, e quanto ne perdo per ogni mese in cui rimando.

Perché mentre rimandi, quel processo non si mette in pausa. Continua. In silenzio, senza dolore, senza avvisarti.

E c'è un punto oltre il quale il dente non si salva più con una pulizia. Si salva con un intervento. Oppure non si salva.

La differenza tra "risolvibile con una seduta di igiene" e "non c'è più niente da fare" spesso è questione di ANNI di attesa. Anni in cui il paziente si sentiva benissimo.

Quindi ricordati questo.

Quando vedi il tartaro sui tuoi denti, non stai guardando qualcosa che li tiene fermi. Stai guardando il cronometro di quanto tempo ti resta per intervenire.

Prima lo togli, più dente ti tieni.

E se sono anni che rimandi proprio per paura di quello che potrebbe succedere dopo, il modo più semplice per uscire da questo blocco è smettere di immaginare e sapere di preciso a che punto sei.

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