Quando portare un bambino dal dentista: qual è l’età giusta per iniziare davvero

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Quando portare un bambino dal dentista: qual è l’età giusta per iniziare davvero

Quando portare un bambino dal dentista? Meglio prima o aspettare che abbia male?

Se sei un genitore, questa domanda prima o poi arriva.
Succede quasi sempre nello stesso modo.

Ma devo aspettare che gli cadano i denti da latte?
Non è troppo presto?
Se lo porto adesso, non rischia di spaventarsi?

Sono dubbi normali.
E proprio per questo vale la pena fare un po’ di chiarezza.

La cosa più importante da capire è questa.
Il momento giusto per portare un bambino dal dentista è prima che ci sia un problema.

Il grande errore che si fa spesso è aspettare il dolore.
Quando un bambino arriva dal dentista perché ha male, associa quel luogo a un’esperienza negativa.
E quell’associazione, purtroppo, se la porta dietro per tutta la vita.

È così che nasce la paura del dentista.

Il primo vero incontro dovrebbe avvenire attorno ai tre anni, quando il bambino inizia l’asilo.
In questa fase la visita è breve, leggera, giocosa.
Si sale sulla poltrona.
Si guardano gli strumenti.
Si prende confidenza con l’ambiente.

Il dentista controlla i denti, ma soprattutto osserva come vengono puliti a casa.
Perché fino ai sei anni l’igiene orale non è responsabilità del bambino.
È responsabilità dei genitori.

Ma se glielo dico di lavarsi i denti, non basta?

No.
Non basta perché spesso non lo fanno.
E anche quando lo fanno, non hanno ancora la manualità per farlo bene.

In questa fase il dentista dà indicazioni semplici su spazzolino, dentifricio, alimenti e bevande da limitare.
Sempre con un linguaggio adatto al bambino.

Il vantaggio è doppio.
Da un lato si intercettano subito eventuali problemi.
Dall’altro il bambino impara che il dentista non è un posto dove si va solo per soffrire.

Il secondo momento chiave è attorno ai sei anni, con l’inizio della scuola elementare.
Il bambino è più grande, più collaborante.
La visita diventa un po’ più approfondita.

In questa fase si possono fare controlli più accurati e, se necessario, anche le prime radiografie.
Si può iniziare una pulizia professionale delicata, pensata proprio per i bambini.

Ma soprattutto si valuta una cosa fondamentale.
La crescita dello scheletro.

È qui che spesso emerge uno dei problemi più comuni.
La mancanza di spazio per i denti permanenti.

E se non c’è spazio, cosa succede?

Se intercettato in tempo, si può intervenire in modo semplice.
Ad esempio con un espansore del palato o altri dispositivi ortodontici intercettivi.

Se invece si arriva tardi, non è che non si possa più fare nulla.
È che alcune soluzioni non sono più possibili perché il picco di crescita è già passato.
E allora bisogna ricorrere a trattamenti più complessi.

Durante tutta la scuola elementare, anche se il bambino inizia a essere più autonomo, il controllo dei genitori resta fondamentale.
Il dentista spiega come spazzolare bene i denti.
Ma sei tu che devi verificare che venga fatto davvero.

Tra i sei e i dodici anni, durante la fase di permuta, le visite diventano ancora più importanti.
Qui non basta più un controllo all’anno.
Servono controlli e pulizie ogni sei mesi.

Il motivo è semplice.
Quando spuntano i denti definitivi, lo smalto è ancora immaturo.
Paradossalmente sono più deboli dei denti da latte.

Ma se prima non ha mai avuto carie, perché dovrebbero venire adesso?

Perché quei denti, all’inizio, sono più facilmente attaccabili dai batteri.
Stessa alimentazione.
Stesse abitudini.
Ma denti diversi.

Ecco perché la prevenzione in questa fase fa davvero la differenza.

L’ultimo grande passaggio è l’inizio delle scuole medie.
Qui spesso parte l’ortodonzia vera e propria, quella che serve a raddrizzare i denti.

L’intervento fatto prima, tra i sei e gli otto anni, serviva a guidare la crescita dello scheletro.
Non a mettere i denti dritti.

Da questo momento in poi il ragazzo dovrebbe essere sempre più autonomo.
Spazzolino.
Filo interdentale.
Igiene quotidiana.

Ma fino ai diciotto anni, una visita ogni sei mesi resta una regola di buon senso.

Non è facile.
Richiede costanza.
Richiede tempo.

Ma la prevenzione fatta da bambini evita problemi molto più grandi da adulti.

Il concetto chiave è uno solo.
Dal dentista non si va quando c’è dolore.
Si va per evitare che il dolore arrivi.

E se c’è un regalo che puoi fare a tuo figlio, è proprio questo.
Un rapporto sereno con la salute.
E con il dentista.

Prendersi cura dei denti di un bambino non significa aspettare che qualcosa vada storto.
Significa accompagnarlo, passo dopo passo, prima che compaiano dolore o difficoltà.

Il principio guida è semplice.
Dal dentista non si va quando c’è un problema.
Si va per evitare che il problema arrivi.

Se hai un dubbio sull’età giusta, sulla frequenza dei controlli o su come gestire l’igiene di tuo figlio, parlarne per tempo è sempre la scelta migliore.
La prevenzione fatta oggi è tranquillità domani.